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Rapporto annuale
2019
Editoriale

Care lettrici, cari lettori,

Il 13 dicembre 2019, il Consiglio federale ha adottato il tanto atteso messaggio sulla creazione in Svizzera di un’Istituzione nazionale per i diritti umani (INDU). Il disegno di legge sottoposto al Parlamento ha il potenziale per soddisfare i Principi di Parigi purché le direttive internazionali rimangano il principio guida del nuovo organismo e le Camere trovino una soluzione al problema del finanziamento insufficiente.

Istituzione con una personalità giuridica propria

L’indipendenza dagli attori istituzionali e, di conseguenza, una personalità giuridica propria sono imperative ai fini di una INDU efficace e conforme ai Principi di Parigi. In questo senso, l’inserimento esplicito di tale aspetto nel disegno di legge è decisamente positivo.

La proposta del Consiglio federale di costituire la INDU come un’associazione indipendente sotto forma di una corporazione di diritto pubblico va oltre l’avamprogetto posto in consultazione nel 2017, nel quale la questione della forma giuridica era lasciata in sospeso. Nel 2018, si vagliava l’opzione di una commissione con un mandato di consulenza, ma difficilmente una soluzione di questo tipo avrebbe soddisfatto i Principi di Parigi.

La INDU secondo il progetto di legge adottato dal Consiglio federale il 13 dicembre 2019

Secondo il progetto di legge adottato dal Consiglio federale il 13 dicembre 2019, la futura Istituzione nazionale per i diritti umani (INDU):

  • avrà la sua base legale nella legge federale su misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell’uomo;
  • sarà indipendente dalle istituzioni grazie a una personalità giuridica propria come associazione di diritto pubblico e sarà composta da persone fisiche e giuridiche legate all’ambito dei diritti umani;
  • sarà indipendente nell’adempimento dei suoi compiti, ma non svolgerà mansioni amministrative;
  • deciderà autonomamente come impiegare le proprie risorse;
  • avrà un mandato che includerà l’informazione e la documentazione, la ricerca e la consulenza, la promozione del dialogo e la cooperazione, l’educazione e la sensibilizzazione ai diritti umani nonché lo scambio internazionale;
  • sarà finanziata dal DFAE con un milione di franchi l’anno.

Indipendenza dalle università
Come mostrano tra l’altro le esperienze fatte con il progetto pilota CSDU, per poter svolgere i suoi compiti conformemente a questi Principi, una INDU deve essere indipendente anche dalle università. Ora, secondo il messaggio del Consiglio federale, il nuovo organismo avrà la sua sede presso una o più università, ma a differenza del CSDU avrà una personalità giuridica propria e il lavoro operativo non sarà più svolto da collaboratori degli atenei in questione. Pertanto, malgrado l’ubicazione prospettata, l’indipendenza dovrebbe essere garantita.

In questo contesto è tuttavia opportuno sottolineare che la frammentazione della futura Istituzione in diverse sedi comporterà oneri di coordinamento consistenti. Proprio per questo motivo, già diversi anni or sono il CSDU aveva raccomandato una maggiore centralizzazione dell’organismo che gli sarebbe succeduto.

Un disegno di legge conciso con varie questioni in sospeso
Il disegno di legge conciso lascia alcuni aspetti in sospeso.

  • Un primo punto riguarda la struttura organizzativa. Quale associazione, la INDU dovrà avere un’assemblea dei membri, un comitato e un ufficio di revisione. La proposta di affidare il lavoro operativo a un segretariato generale è positiva. Gli esempi di Germania e Liechtenstein mostrano che la forma dell’associazione è appropriata per garantire una composizione pluralistica della INDU. Per contro, non è ancora chiaro quali siano i requisiti precisi per aderirvi e come evitare che la sua indipendenza venga messa in discussione dalla composizione dell’assemblea dei membri. Il messaggio non fornisce informazioni nemmeno su come procedere concretamente per costituire l’associazione.
  • A questo proposito, è oltremodo deplorevole che il Consiglio federale non indichi se emanerà un’ordinanza d’esecuzione e, in tal caso, quali aspetti dovranno essere disciplinati nell’ordinanza e quali negli statuti.
  • Un’ultima nota di disappunto riguarda la rinuncia del Consiglio federale a elaborare una legge specifica per la futura INDU. Pur adempiendo il criterio di una base legale formale previsto dai Principi di Parigi, l’inserimento in una legge sulle misure di politica estera è una proposta avulsa da qualsiasi logica.

 

Il modello ha potenziale ma solo se dotato di risorse finanziarie sufficienti

Un altro punto cruciale riguarda il budget. Affinché la futura INDU soddisfi i Principi citati, deve disporre delle risorse necessarie per poter operare in modo efficace e indipendente. A tal fine, il budget di un milione di franchi l’anno previsto nel disegno di legge e l’assunzione da parte dei Cantoni dei costi infrastrutturali non bastano.

La questione delle risorse sufficienti sarà il metro per misurare quanto seria è l’intenzione di creare una INDU efficace e indipendente.

Già oggi, il finanziamento di base stanziato annualmente dalla Confederazione non copre tutte le spese effettivamente sostenute dal CSDU, e rispetto al progetto pilota la futura INDU avrà molti più compiti e dovrà soddisfare standard di accessibilità, visibilità e informazione più elevati (p.es. eliminazione di barriere, comunicazione in tutte le lingue nazionali, tempestività delle informazioni, lavoro di pubbliche relazioni). La questione delle risorse sufficienti sarà il metro per misurare quanto seria è l’intenzione di creare una INDU efficace e indipendente.

Dalla chiusura alla proroga
Il messaggio presentato dal Consiglio federale segna anche un’inversione di rotta per il CSDU: all’inizio del 2019, che il progetto pilota sarebbe giunto al capolinea nel 2020 era una certezza. La Confederazione escludeva categoricamente una proroga, dato che il modello in quel momento più accreditato, quello della commissione, non si sarebbe comunque basato sulle esperienze del CSDU. Nella primavera del 2019 ai collaboratori era quindi stato comunicato che il progetto pilota si sarebbe definitivamente concluso nel 2020.

Il CSDU vuole fare la sua parte per assicurare un passaggio delle consegne senza soluzione di continuità e sostenere il trasferimento di conoscenze alla futura INDU.

Ebbene, nel suo messaggio il Consiglio federale propone ora di prolungare per l’ultima volta l’attività del CSDU di ulteriori due anni sino alla fine del 2022. Le università partecipanti hanno valutato questa opzione e si sono dette disposte ad aderirvi. Visto il potenziale del disegno di legge, malgrado le sue riserve relative al finanziamento il CSDU vuole fare la sua parte per assicurare un passaggio delle consegne senza soluzione di continuità e sostenere il trasferimento di conoscenze alla futura INDU.

Un anno di stagnazione per il CSDU
Il 2019 è stato di conseguenza un anno di incertezza e di stagnazione per il CSDU: non è stato possibile né portare avanti le pratiche per la chiusura, né pianificare progetti a lungo termine, tanto meno prendere decisioni strategiche. Ciò nonostante, siamo riusciti a portare a termine con successo alcuni lavori, per esempio un’analisi della situazione nei Cantoni delle donne rifugiate e lo studio sull’attuazione dell’articolo 12 della Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo. Per questo motivo, abbiamo voluto dedicare un articolo del presente rapporto annuale alla partecipazione dei bambini e degli adolescenti.

Vi auguriamo una piacevole e proficua lettura.

Jörg Künzli (direttore) ed Evelyne Sturm (direttrice amministrativa)

Jörg Künzli, direttore, e Evelyne Sturm, direttrice amministrativa del CSDU

Jörg Künzli, Direttore del CSDU, e Evelyne Sturm, Direttrice amministrativa del CSDU.

Rapporto annuale CSDU 2019
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